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Quando le app occupano troppo spazio

4 min di lettura

Qualche giorno fa ho cercato di capire se potevo togliere Meta AI da WhatsApp.

Non perché avessi una posizione netta su Meta AI in sé. Semplicemente, preferivo non vederla lì. Nella mia testa WhatsApp è ancora un’app di messaggistica, una di quelle che quasi non considero «software», anche se ovviamente lo è. Somiglia più a un’infrastruttura: ci sono i gruppi di famiglia, i messaggi vocali, gli amici che si organizzano e, a volte, anche il lavoro che si infila nelle conversazioni.

Per questo noto i piccoli cambiamenti nell’interfaccia più che in altri prodotti. Non apro WhatsApp per scoprire cose nuove, ricevere consigli o provare una feature. Lo apro per rispondere a qualcuno.

La mia reazione a Meta AI, quindi, non riguardava tanto l’IA. Riguardava lo spazio che occupa. Volevo sapere se potevo far sparire quella parte dell’app dalla mia schermata.

Da quello che ho trovato, non proprio.

Il problema non sono le impostazioni predefinite

È questo il dettaglio che mi è rimasto in testa. Non penso che ogni scelta fatta in partenza dal prodotto sia sbagliata. Le impostazioni predefinite servono: un’app non può chiedere a chi la usa di configurare tutto a mano e, comunque, quasi nessuno lo vorrebbe. Sceglierle bene rende il software più semplice da usare.

Ma «attivo in partenza» non dovrebbe diventare, in automatico, «impossibile da togliere».

Una cosa è introdurre una feature. Un’altra è decidere che d’ora in poi farà parte dell’ambiente che usiamo ogni giorno. Possiamo scegliere di non usarla, ma non sempre di non vederla nell’interfaccia.

Sembra una distinzione sottile. Ma è essenziale.

Entrano in gioco le abitudini

Ho avuto un pensiero simile con Duolingo, anche se il mio rapporto con quell’app è diverso. Ho scritto da poco dei miei primi 900 giorni di russo, e Duolingo ne è stato una parte importante. Mi ha aiutato a costruire l’abitudine: le lezioni brevi, la serie di giorni consecutivi, i promemoria, quella piccola spinta quotidiana a tornare. Con me ha funzionato.

Non voglio fingere il contrario. Senza questi meccanismi, probabilmente avrei smesso molto prima.

Usare Duolingo a lungo, però, mi ha fatto notare la differenza tra ricevere aiuto da un sistema pensato per creare abitudini e sentirsi trascinati da quel sistema. Certi giorni la serie corrisponde a un esercizio vero; altri, a cinque minuti fatti solo per non azzerare il numero. L’app è riuscita comunque a farmi tornare, ma non sono sicuro che questo significhi sempre la stessa cosa.

Utile, ma troppo presente

Non ce l’ho con le serie giornaliere. Mi piace vedere i progressi e so che, quando impari qualcosa, la costanza conta più degli slanci occasionali. Ma gli stessi meccanismi che ti aiutano a tornare possono dare al prodotto un peso emotivo maggiore di quello che vorresti.

Duolingo è un caso interessante proprio perché la pressione spesso funziona. Funzionano i promemoria, la serie, il widget e probabilmente anche il gufo che diventa preoccupato quando si avvicina mezzanotte. Dal punto di vista del prodotto ha senso: l’app vuole aiutarti a non perdere l’abitudine e usa anche gli spazi fuori dall’app per ricordartelo.

Capisco il ragionamento. A volte, però, lo trovo stancante.

Un prodotto può essere utile e occupare comunque troppo spazio.

Non sono solo le notifiche

Di solito, quando ne parliamo, pensiamo alle notifiche. È comprensibile: sono il modo più evidente con cui il software ci interrompe. Ma un prodotto può farsi sentire anche attraverso l’interfaccia: un pulsante sempre in vista, un indicatore che chiede attenzione, un widget che cambia umore durante il giorno, un promemoria dentro l’app, una nuova feature messa dove è difficile ignorarla.

Scegliere quanta pressione accettare

Non credo che la soluzione sia togliere tutto. Non voglio che il software resti sempre in disparte. A volte voglio che un prodotto mi dia una piccola spinta. Se sto imparando una lingua, facendo esercizio, tenendo traccia delle spese o costruendo un’abitudine, un po’ di pressione può aiutarmi. Lo so perché è successo a me.

Vorrei poter scegliere quanta pressione accettare.

Magari voglio che Duolingo continui a contare i miei giorni, ma senza tutto il carico emotivo intorno. Magari voglio che Meta AI resti disponibile da qualche parte in WhatsApp, ma fuori dalla schermata che vedo ogni giorno. Magari mi servono promemoria utili, senza toni drammatici. C’è chi vuole scoprire nuove feature, chi apprezza una spinta e chi preferisce che l’app resti in silenzio finché non ne ha bisogno.

Probabilmente ognuno di noi vuole cose diverse in momenti diversi.

Quando una feature chiede attenzione

Quando aggiungiamo una feature a un prodotto, diamo a chi lo usa valore aggiunto o gli chiediamo un po’ più di attenzione?

A volte entrambe le cose.

E in quel caso dovrebbe poter scegliere.